Il paradosso del tonno rosso

La storia del tonno rosso, pesce tra i più apprezzati dai gourmet italiani, è il cuore del mio ultimo reportage Gente di mare, tutto dedicato al mondo della pesca.

Per un paradosso tutto italiano noi esportiamo verso il Giappone quasi il 90 per cento dei tonni che catturiamo mentre mangiamo fresco e conservato tunnidi che provengono dall’Oceano Indiano e dall’Oceano Pacifico. Le ragioni sono principalmente dovute alla globalizzazione che rendono il tonno obesus o il tonno albacarens molto più convenienti del pesce che entra nel Mediterraneo a maggio e varca nuovamento lo Stretto di Gibilterra ad ottobre. Non solo. L’altro motivo è la mancanza di un’informazione chiara e trasparente sull’etichette delle confezioni alimentari. Se ci fosse scritto a chiare lettere che quel pesce molto più chiaro di quello dei nostri mari (che ha una carne dal colore più scuro e una maggior consistenza) è solo un lontano parente del tonno rosso, gran parte del castello pubblicitario costruito attorno a questo prodotto se ne andrebbe in pezzi. Purtroppo questa concorrenza sleale se da un lato ha aumentato i profitti dell’industria del tonno in scatola, dall’altro ha contribuito alla crisi della piccola industria conserviera che proliferava nelle zone di passaggio dei tonni. Ad ogni tonnara a mare corrispondeva uno stabilimento a terra dove si lavorava il pesce fresco, si lessavano i filetti per metterli sott’olio e si salavano scarti e interiora come l’ottima bottarga

Quello delle tonnare era un tessuto di economia diffusa sul territorio che dava lavoro e ricchezza e che adesso è stato completamente spazzato via anche dalla carenza di risorsa ittica. Le alici che vengono messe prima sotto sale e poi eventualmente sott’olio iniziano a scarseggiare mentre il tonno, la cui pesca è regolata da divieti e limitazioni, è molto più conveniente cederlo a spagnoli e maltesi che dopo un periodo di ingrassamento in gabbia lo vendono ai giapponesi. La quota italiana è molto inferiore ai quantitativi di tonno rosso che venivano pescati nei mari italiani fino a dieci anni fa quando in sede internazionale venne decisa una drastica limitazione di questo genere di pesca con il risultato che adesso l’80 per cento dei tonni se lo dividono solo dodici pescherecci.

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