Cronache dal sisma: lo sviluppo che non si può fermare

 

screenshot-2016-11-06-22-27-13     Bisogna fare presto e non solo perchè nelle zone dell’epicentro del terremoto sta per arrivare l’inverno ma soprattutto perchè lo sviluppo di quelle aree attorno ai Monti Sibillini -un ambiente molto più sostenibile di altre parti d’Italia- non si può fermare. Nei giorni scorsi sono stato nelle Marche e ho girato in lungo e in largo l’area tra Camerino e Tolentino. Poi mi sono spinto fino allo splendido borgo di San Ginesio con il suo centro storico gravemente danneggiato.

Come avete visto dal filmato si tratta di un’area dove prevale un’agricoltura fatta di piccoli poderi e dove l’industria non ha i terribili impatti che si registrano in altre zone del paese. Quella dell’Alto Maceratese e delle campagne che circondano Camerino e Matelica e che arriva fino alle sorgenti del Potenza è una grande area verde in gran parte ricoperta di boschi dove l’agricoltura biologica (quella vera) è sempre più diffusa. Che succederà se a seguito del terremoto e di una ricostruzione lenta e burocratica il fenomeno dell’abbandono che già colpisce in maniera significativa la montagna, dovesse contagiare anche le campagne marchigiane?  Per capire cosa c’è in gioco basti dire che a San Ginesio stava partendo un progetto di etichettatura trasparente ispirata al modello ideato da Mario Pianesi. L’idea era quello di riunire sotto il marchio “made in San Ginesio” tutti i produttori agricoli residenti nel comune con l’impegno di fornire al consumatore tutte le informazioni possibili sull’intero ciclo di produzione.

etichettapianesiana

Un’operazione di trasparenza rivolta ai consumatori (che rafforza anche l’etica del produttore) in controtendenza con quelle direttive europee che vorrebbero far scomparire da tutte le etichette alimentari perfino il paese di produzione così da favorire la grande industria. Il progetto verrà per il momento accantonato perchè adesso più che garantire la produzione agricola bisogna dare un tetto alle persone. Ma la strada dello sviluppo sostenibile non può essere abbandonata per sempre. Ricostruiti i tetti e le mura delle case bisognerà ripartire con questi progetti. A proposito di ricostruzione: torniamo a riutilizzare il legno, non solo perchè più elastico del cemento ma anche per riattivare l’economia dei boschi. Che vuol dire: tagli uno, pianti dieci e dai lavoro ai montanari. Gli stessi auspici valgono per l’area del Verdicchio di Matelica. Non siamo nella Toscana dei grandi produttori vitivinicoli dove il cosidetto terroir ha quasi perso di significato per l’influenza sempre più determinante del mercato e degli enologi che realizzano vini sempre più uguali l’uno all’altro. Nella zona del Verdicchio di Matelica non solo lo spirito del luogo, la terra e il clima (così come l’esperienza secolare dei suoi viticoltori) non solo continuano ad avere un senso ma perchè tra quelle vigne si affacciano anche interessanti esperimenti di vino naturale, senza nè chimica nei campi nè elaborazioni eccessive in cantina. Come mi raccontava il professor Pettinari nell’intervista da cui ho estratto i brani che ho utilizzato nel filmato per Tv7 (e che ho allegato qui sotto) se i Camerti si fermarono sull’altura dove centinaia di anni prima di Cristo è nata Camerino, lo fecero per quell’ambiente straordinario che trovarono (e che tutto sommato ancora resiste) tra il Chienti e il Potenza. Ecco tutto e quindi anche la rete dei borghi, i luoghi del buon vivere, è a rischio con il terremoto. Per questo bisogna fare in fretta. E farlo bene

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