Un viaggio nei disturbi alimentari

Chi l’avrebbe mai detto che in Italia ci sono almeno tre milioni di persone che soffrono di anoressia e bulimia e che questo dato, frutto di una proiezione statistica, sarebbe largamente sottostimato perché riferito solo all’universo femminile? Fino all’inizio di febbraio, quando ho iniziato ad occuparmene per preparare Attacco al corpo (il mio ultimo reportage per Speciale Tg1 che andrà in onda domenica 28 maggio), non avrei mai immaginato che i disturbi alimentari fossero così diffusi.

Si tratta di una vera è propria epidemia che secondo Laura Dalla Ragione, psichiatra umbra considerata una dei massimi esperti di Disturbi del comportamento alimentare (Dca) a livello nazionale, è cresciuta del 300 per cento negli ultimi dieci anni. I disturbi alimentari sono tra i giovani la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali con un’impennata nel numero delle vittime. Nel 2016 le morti correlate ad anoressia e bulimia hanno superato le tremila unità.

Si diffonde di pari passo anche il binge eating disorder, l’alimentazione incontrollata una forma patologica di compensazione di disturbi profondi della psiche che porta a mangiare in grandi quantità e in solitudine senza alcun piacere per il cibo. Ingrassamenti che superano, e di molto, il quintale di peso

La risposta di chi governa la Sanità corre di pari passo con i tagli alla spesa dei Servizi Sanitari Regionali (prima o poi ci dovremmo abituare all’idea che ogni regione fa storia a se e che una Sanità uguale per tutti non esiste più) e per averne prova basta navigare con attenzione nei siti istituzionali come http://www.salute.gov.it www.epicentro.iss/problemi/anoressia oppure aprire la mappa nazionale dei servizi per la cura dei disturbi alimentari che si trova su http://www.disturbialimentarionline.it/ La rete dell’assistenza è piena di buchi e non solo perché nel Mezzogiorno c’è il Molise che non ha neanche una struttura, la Puglia solo due mentre Calabria e Sardegna ne hanno tre ma soprattutto perché in molte regioni i centri che si occupano di disturbi alimentari esistono solo sulla carta. La maggior parte dei centri per la cura di questi disturbi sono per lo più ospedali che fanno il trattamento salvavita cioè che ricoverano persone ammalate di anoressia e/o bulimia con un rapporto peso/altezza così basso da essere a rischio morte ma che non sono in grado di prendere in carico il paziente per una cura a tutto tondo che li accompagni fuori dalla malattia. Prendiamo il caso del Piemonte. Leggete cosa mi ha scritto pochi giorni fa la signora Lucia Villare dell’associazione In punta di cuore. “In Piemonte la situazione è drammatica.Esistono i ricoveri salvavita ma non la cura, a eccezione di un unico vero  Centro DCA  presso ospedale di Lanzo Torinese, centro che ha raccolto famiglie da tutto il Piemonte e a cui fa capo l’unica associazione del Piemonte “In punta di cuore ” che sta crescendo e intende portare avanti la  lotta per il riconoscimento di un vero  percorso assistenziale, vero percorso e non  quello annunciato nel 2008 e mai attuato. L’associazione denuncia gravi manchevolezze della Regione nell’attuazione dei percorsi assistenziali  che in 18 anni ha provocato cronicizzazioni, suicidi e soprattutto lasciate sole centinaia di famiglie con il loro dolore.” Prendere in carico chi soffre di disturbi alimentari vuol dire curare la mente e il corpo con attività psicologiche e terapie che risvegliano le emozioni. Una ricerca di un’armonia perduta che in ospedale proprio per sua natura non si riesce a declinare

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