In natura, un viaggio alla ricerca della salute

Secondo l’Eurispes sono quasi tredici milioni gli italiani alla ricerca di una via diversa alla salute. In cinque anni sono aumentati di un terzo. Un fenomeno quello della medicina non convenzionale che cresce di pari passo con la domanda di cibo biologico e la diffidenza verso quello prodotto dalla grande industria alimentare. Una larga parte della popolazione italiana che cerca -nella natura e nei suoi prodotti- risposte al sempiterno bisogno di salute e benessere ma anche risposta al silenzio che il giornalismo in mano ai grandi gruppi editoriali (evidentemente sensibili alle pressione di Big Pharma e Big Food) appongono su questi temi. Tuttavia la domanda di natura, nonostante la crisi, si rafforza anno dopo anno e adesso investe con decisione anche l’ambito della salute. Per cercfare di comprenderne le cause ho realizzato un reportage per Speciale Tg1 dal titolo In natura che andrà in onda domenica 1 luglio 2018 alle 23.30 circa su Raiuno.

Il viaggio è contrassegnato dai commenti del filosofo e teologo Vito Mancuso che ha analizzato questo fenomeno venendo alla conclusione che i dogmatismi non portano da nessuna parte. L’introduzione è costituita dai consigli nutraceutici della biologa Anna Villarini che lavora come esperta della nutrizione all’Istituto Tumori di Milano dove aiuta i malati di cancro a trovare un equilibrato modo di alimentarsi.

La partenza di questo viaggio l’ho stabilita, non per caso, in Umbria, il cuore verde d’Italia. A Spoleto con l’endocrinologa Simonetta Marucci che con la sua lunga pratica di medicina integrata abbracciando farmaci tradizionali, omeopatia e agopuntura verremo introdotti all’idea che la medicina è nata dalle piante.  Un concetto basilare che abbiamo dimenticato con l’avvento delle prime molecole artificiali, circa due secoli fa. Con la Marucci iniziamo la consultazione dei primi antichi erbari (per esempio il celebre Mattioli pubblicato a metà del 1500) fino a farci toccare con mano la strettissima relazione che c’è tra la medicina convenzionale e le erbe officinali. Con lei parleremo anche del rapporto medico/paziente sempre più difficile in una medicina accademica che è sempre più tecnologica.

Con Valentino Mercati, il fondatore e proprietario di Aboca, approfondiremo questa differenza che secondo questo imprenditore atipico  ci sta portando “fuori dal vivente”. Gli ingredienti che lui stesso produce in quella che ha ancora la denominazione di azienda agricola servono invece a realizzare dei dispositivi medici fisiologici all’organismo umano. Sono certo che le sue parole irriteranno più di uno scienziato ma poiché Mercati ha di recente conseguito una laurea honoris causa alla Normale di Pisa in “biotecnologie vegetali e microbiche” possiamo dire che le sue sono le critiche di uno che sa quel che dice.

Il viaggio prosegue nell’Orto Medievale di Perugia dove il professor Alessandro Menghini ci introduce al concetto di fito-complesso il segreto racchiuso nelle piante officinali che avendo al loro interno più principi attivi bilanciano la loro azione farmacologica, a differenza delle medicine convenzionali che di solito sono mono-molecola.

Al policlinico universitario Careggi di Firenze conosceremo il referente nazionale per la fitoterapia, il professor Fabio Firenzuoli che da quasi quarant’anni cura i suoi pazienti con gli estratti delle piante. È un appassionato cultore della fitoterapia e la difende in tutti i consessi chiedendo a gran voce che il corso di laurea in Medicina si apra allo studio dell’azione farmacologica delle piante

A Piazza Armerina in Sicilia scopriremo un mondo collaterale ai farmaci vegetali: gli oli essenziali, potenti distillati di alcune piante aromatiche che hanno un’elevata attività anti-batterica. Ce li presenterà Paolo Campagna, un medico di famiglia che ha fondato la Siroe, la Società di ricerca sugli oli essenziali che mettendo in connessione i ricercatori che lavorano in questo ambito si propone di squarciare il velo su questi distillati che essendo degli eccezionali sostituti naturali degli antibiotici iniziano ad essere ben visti anche dal mondo scientifico.

Carlo Maria Giovanardi con i suoi pazienti di Bologna ci spiegheranno tutto dell’agopuntura, una pratica della Medicina Tradizionale Cinese la cui diffusione da noi è affidata quasi esclusivamente al passa-parola. Eppure le evidenze scientifiche dicono che  per la cefalea o la lombo-sciatalgia l’agopuntura funziona molto meglio della terapia farmacologica. Non solo. È anche meno costosa, tutto a vantaggio della spesa sanitaria.

All’ospedale Santa Chiara di Pisa faremo la conoscenza di Filippo Bosco, anestetista del reparto di Senologia che pratica da anni la medicina integrata. Ha iniziato sostituendo gli oppiacei delle anestesie con elettro-agopuntura e medicinali omeopatici  (Arnica e Apis) e adesso prescrive alla sue pazienti costrette a combattere il tumore al seno con la chemioterapia integratori alimentari a base di funghi medicinali. L’effetto di questa “micoterapia” molto utilizzata in Giappone consente di ribaltare l’idea stessa di chemioterapia spesso associata ad una bomba atomica sganciata sul tumore perché i funghi rendono i fortissimi farmaci anticancro non solo più tollerabili ma anche più efficaci.

Buon ultima in questo viaggio nelle principali medicine non convenzionali è l’omeopatia che in realtà è la più diffusa tra queste medicine. Se i malati che si curano in maniera integrata o alternativa alle cure accademiche sarebbero in Italia -secondo l’Eurispes- tredici milioni, le persone che si curano con i rimedi omeopatici sarebbero undici milioni, cioè la stragrande maggioranza. E questo nonostante la smodata campagna di un pugno di medici e farmacologi che continua a sostenere che i granuli omeopatici sarebbero acqua fresca

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