Sui campi arriva la nuova contadinanza

Da una parte l’abbandono della terra che in cinquant’anni ha ridotto di un terzo la superficie agricola italiana, dall’altra gli ostacoli burocratici e le chiusure del mercato fondiario che impediscono ai giovani agricoltori di realizzare un effettivo e necessario ritorno alla terra. Fondare ex novo o ristrutturare un’azienda agricola senza avere alle spalle competenze e capitali resta un’impresa rischiosa e difficile, nonostante gli aiuti dell’Unione Europea.

La terra chi ce l’ha se la tiene e chi proprio decide di venderla lo fa a caro prezzo. Tuttavia questa nuova contadinanza, fatta di figli di agricoltori ma anche da chi è sempre vissuto in città e cerca nella terra nuove opportunità, sta facendo miracoli. Piccole imprese, filiere corte, consorzi tra produttori che alimentando il circuito dei gruppi d’acquisto recuperano una parte di quel reddito che mediatori, distributori e grandi reti commerciali sottraggono a chi coltiva.

Come per tutti i miei reportage anche per La terra è bassa la fase delle riprese è stata l’occasione per incontrare (con un pizzico di casualità e fortuna che non guasta mai) tante persone eccezionali: dalla scrittrice Susanna Tamaro alla regista Alice Rorhwacher, dai contadini delle campagne di Orvieto a quelli dei Sibillini, del Trentino e della Sicilia.

Un mondo e un’economia non osservata fatta di tante micro-aziende che sfuggono all’attenzione e alle ricerche di tanti studiosi di agricoltura. Anche se i loro fatturarti sommati tutti assieme rappresentassero solo una fetta del giro d’affari di un solo marchio della agro-industria, sono soldi benedetti che seminano e riempiono di vita tanti campi abbandonati o sfruttati dagli speculatori degli aiuti europei, soldi che restano prevalentemente nei territori dove sono stati generati. E poi si tratta di un mondo fatto di tante belle persone in carne e ossa che si spaccano la schiena senza lamentarsi troppo, anzi con grande entusiasmo.

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