Un viaggio a volo d’uccello nelle aree interne

La ricerca di un nuovo equilibrio tra borghi e città ha fatto finalmente fatto irruzione nel dibattito pubblico. E la scorsa estate ha prodotto anche una consistente riscoperta delle aree interne. Adesso cosa succederà? Come molte buone intenzioni della prima ora finirà in soffitta? O il tema di una vita che specialmente in Italia può essere condotta più in sintonia con la natura rimarrà centrale nella discussione su come sarà il mondo dopo il Coranavirus?

C’è voluto il Covid 19 affinché aprissimo gli occhi su quanto sia pieno di rischi per la salute, e in definitiva per la nostra esistenza, il modello di vita che ci siamo dati. Ci sono voluti i numeri della pandemia da Coronavirus per comprendere fino in fondo un meccanismo semplice quanto banale: le infezioni si diffondono più lentamente laddove la popolazione è meno concentrata. Consentendo di ottenere un impatto della pandemia meno drammatico. Se ne è parlato molto durante la chiusura totale di marzo e aprile e certamente se ne tornerà a parlare adesso che rischiamo di trovarci a breve in una situazione analoga, costretti nel proprio appartamento a sognare una passeggiata all’aria aperta nel verde o lungo una spiaggia. L’augurio è che Fuga dalla città, il mio prossimo reportage che dovrebbe andare in onda per Speciale Tg1 il prossimo 15 novembre possa in qualche maniera contribuire al dibattito.

Nella speranza che al dibattito seguano le norme per facilitare il ripopolamento delle aree interne, per il mio prossimo reportage che dovrebbe andare in onda il 15 novembre per Speciale Tg1, ho deciso di fare un viaggio nell’Italia interna, dalla Sicilia al Veneto. Ho visitato sia paesi che si sono arresi perché lo spopolamento ha ridotto la popolazione ai minimi termini sia quelli dove sindaci e cittadini si stanno rimboccando le maniche per cercare di attrarre nuova popolazione. Mi sono soffermato in modo particolare in una regione come le Marche dove senza riuscire a fermare del tutto il calo demografico, si diffondono piccoli esempi di ritorno alla terra e di rimescolamento tra popolazione locale e forestieri all’insegna del buon vivere e della sostenibilità.

Il viaggio è iniziato in Irpinia, a Bisaccia, dove vive il poeta Franco Arminio, una sorta di cultore e difensore della vita nei piccoli borghi. È il fondatore di una corrente culturale a cui ha dato il nome di paesologia. Il poeta la definisce “una scienza difettosa” che unisce etnologia, poesia e geografia e che lui utilizza per studiare la vita nei paesi. Non è molto diversa dalla “scienza” per interpretare la realtà che adoperiamo noi cronisti (quei pochi che sono rimasti) ed è per questo che con Franco mi sono trovato bene. Le prime tappe di questo nostro viaggio, ispirato più a scelte casuali che ad un vero programma, sono state non troppo distanti da Bisaccia. Paesi sconosciuti a molti italiani: Orsara (Puglia), Montaguto (Campania) e San Fele (Basilicata).

Con Arminio siamo scesi anche in Calabria per fare visita a Roghudi Vecchio, un paese dell’Aspromonte completamente abbandonato all’inizio degli anni settanta in seguito ad un progressivo smottamento causato dalle alluvioni. Il motivo per cui abbiamo deciso di fare questa tappa è perchè Arminio annovera Roghudi tra le “Pompei del Novecento”. Esattamente come avvenne alle falde del Vesuvio, a Roghudi tutto è rimasto fermo al 1971 quando il sindaco dell’epoca firmò la prima ordinanza di sgombero del borgo, poi reiterata nel 1973. Gran parte delle case sono ancora in piedi e a guardare il paese attraverso la telecamera del drone si ha quasi l’impressione di osservare un paese in miniatura, costruito apposta dagli scenografi di Cinecittà

Dopo l’Aspromonte ho attraversato lo Stretto di Messina per andare a Troina, all’inizio del secondo millennio capitale normanna della Sicilia. In questa rocca a 950 metri di altitudine da dove si gode una delle più belle vedute dell’Etna, il sindaco Fabio Venezia ha messo in piedi una formidabile macchina da guerra per ripopolare il cuore antico della città che alimentata da 60 milioni di fondi per lo sviluppo delle aree interne sta rivoluzionando un intero paese con l’obbiettivo di trattenere i giovani e attrarre turisti e nuovi residenti.

Per cercare di comprendere le dinamiche dello spopolamento sulle Alpi, con Arminio ci siamo arrampicati fino a Cibiana, piccolo comune del Bellunese a due passi da Cortina, circondata da alcune delle più belle cime delle Dolomiti. Come nella Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari i duecento abitanti che ancora vivono a Cibiana sembrano aspettare che qualcosa succeda e che il flusso demografico si inverta. Nel frattempo proprio come nell’attesa del nemico immaginario che racconta Buzzati,  tengono la loro ridotta incastonata tra le Dolomiti come un piccolo gioiello.

Prima di tornare alle sue poesie, Arminio mi ha accompagnato fino ad Elcito, una frazione montana di San Severino Marche nell’Alto maceratese dove il restauro che ha coinvolto l’intero borgo l’ha trasformato in un piccolo gioiello senza però riuscire a fermare lo spopolamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *