Troina, dove lo sviluppo di una cittadina del sud diventa possibile

Un crinale dei Nebrodi che puntando da Troina lo sguardo verso nord è lungo tra i 12 e i 13 chilometri con uno sviluppo di oltre 4200 ettari a cavallo dei due versanti della montagna. È il regalo che alla fine del 1100, prima di ritornare a casa, il conte Ruggero d’Altavilla fece alla città siciliana, per 30 anni capitale normanna della Sicilia. La ricchezza di Troina in termini di terreno agricolo è riassumibile  in questi due dati: uno visuale (l’ampiezza dello sguardo necessario ad apprezzare l’intera proprietà) e l’altro quantitativo (i 4200 ettari di cui è composta che ne fanno l’azienda agricola pubblica più grande d’Italia).  Traducendo questi dati in denaro si può dire che attualmente solo di sussidi europei all’agricoltura l’azienda incassa  circa 150mila euro all’anno. Sembrano pochi, e certamente lo sono, ma siamo solo all’inizio della sua nuova storia. Perché solo da qualche anno, precisamente a partire dal 2015, il Comune ha deciso di far fruttare quello che nei manuali d’impresa viene definito un asset.  Per almeno 30 anni, invece, questo bene comune che appartiene in quota parte a tutti i cittadini di Troina era nella piena disponibilità della cosiddetta Mafia dei Nebrodi, sottospecie locale di un fenomeno ben più complesso e variegato che dilaga in molte regioni d’Italia chiamato “Mafia dei Pascoli”. Il cuore del business che hanno fiutato anche alcuni grandi allevatori del nord sta nel meccanismo di assegnazione degli aiuti europei che consente di ottenere per i terreni svantaggiati (per lo più pascoli di montagna) lo stesso sussidio per ettaro che l’imprenditore agricolo percepisce in pianura, dove lavorare è più facile e i costi sono minori. Una normativa ad hoc e piena di falle attraverso le quali si insinuano i furbi, fatta probabilmente su pressione della grande lobby agricola nord-europea che da noi ha scatenato l’accaparramento delle terre, soprattutto nelle aree marginali. La logica d’impresa è semplice: se l’aiuto europeo viene calcolato in pianura perché non affittare a prezzi molto più bassi terre abbandonate e pascoli poco sfruttati nelle zone agricole più svantaggiate? Tra i più svelti a capire che con questi meccanismi c’è spazio per fare soldi facilmente sono stati i mafiosi che com’è noto non hanno mai avuto una grande voglia di lavorare e sono sempre stati abilissimi ad intercettare fondi pubblici.

Tanto che, tornando a Troina, le inchieste della Finanza hanno accertato che gli affittuari delle terre comunali (in 14 casi su 15 non in regola con la normativa antimafia) hanno incassato solo nel triennio preso in esame 2,5 milioni di euro. Una bella cifra, percepita appunto senza lavorare. Adesso che i loro contratti sono stati annullati e l’azienda comunale sta riprendendo via via il controllo dei terreni, le potenzialità di questa foresta diventano enormi. Il sindaco Fabio Venezia vive sotto scorta ma la sua amministrazione può farsi vanto di aver restituito alla città un bene comune di grande valore. Un’operazione di indubbio valore etico non solo perché presa in nome della legalità ma anche perché quella terra è amministrata dal comune ma in quota parte è di proprietà di ogni singolo cittadino. Un bene che genera non solo aiuti europei ed eventuali fatturati ma fornisce, grazie ai meccanismi degli usi civici, legname gratuito a volontà e pascoli a prezzi calmierati. Ma soprattutto perché in una fase di transizione come è quella che stiamo vivendo costituire un volano di economia circolare basato su una grande azienda agricola che può consentire oltre all’agriturismo anche attività molto specialistiche e sostenibili come il legname di qualità o l’allevamento di asine da latte, è una scommessa che può essere vinta portando in dote alla città di Troina ricavi e posti di lavoro. Nel mio prossimo reportage dal titolo Fuga dalla città che andrà in onda domenica 15 novembre 2020 prendo Troina ad esempio di città che sta puntando tutto sulla sua storia, sul suo territorio e su questo grande polmone verde costituito dalla foresta donata dal Conte Ruggero, per diventare un polo d’attrazione della Sicilia interna.

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